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Cinema e Cina, le grandi passioni di Marco Müller

di Ilario Lombardo

martedì 30 gennaio 2007

Tagli, tagli, e ancora tagli. «Il cinema cinese ha sempre a che fare con la censura. Anche se negli ultimi venti anni l’intera produzione nazionale del gigante asiatico ha subito una notevole evoluzione».  Marco Müller, attuale direttore del Festival di Venezia, ha parlato ai trenta studenti del Master in Giornalismo dell’Università degli Studi di Milano della sua esperienza, prima di grande cultore di cinema cinese e asiatico, e poi di produttore. Vestito di un lungo cheongsam di velluto marrone, a metà tra lo spirito tradizionale e quello operaio della Cina moderna, ha presentato il film La guerra dei fiori rossi di Zhang Yuan, la prima co-produzione italo-cinese. Un’occasione per discutere dello stato attuale delle produzioni asiatiche e della loro visibilità sugli schermi d’occidente, all’indomani dalla presentazione del ddl di Rifondazione comunista  che vorrebbe tutelare e alimentare il cinema italiano.

 

Müller non è stato solo il direttore di vari festival europei e fondatore di molte fondazioni per il cinema, ma è soprattutto l’uomo che ha fatto conoscere all’Italia e all’Europa nomi di grandi registi cinesi, fino ad allora misconosciuti. E molti dei loro film li ha anche prodotti. «Ho avuto un numero sufficiente di scontri con l’ufficialità cinese da screditarmi. Ho un dossier con settantuno crimini contestati». È un produttore che vive dentro le ambiguità e le contraddizioni che in Cina anche la cinematografia esprime.

 

L’ultimo film di Zhang Yuan, che con Diciassette anni aveva vinto il Leone d’argento a Venezia nel 1999, ha subito dei tagli consistenti. «Soprattutto nel finale. – racconta Müller - Dove la censura ci ha costretto al taglio di una scena che per loro era un inno all’insubordinazione, in cui il bambino protagonista faceva la pipì davanti ad un corteo di ufficiali. Ora invece si nota uno stacco netto e poco logico. È il massimo che ha potuto fare il montatore Jacopo Quadri».

 

Ma è possibile un cinema indipendente in Cina? Secondo Müller «c’è stato un filone di artisti indipendenti durante gli anni novanta. Molti però sono stati i registi che si sono via via irreggimentati alle scelte estetiche del governo cinese. Tra questi anche e soprattutto Zhang Yimou, il più rappresentativo tra i cosiddetti registi di quinta generazione, quella uscita dall’Accademia di Pechino nei primi anni ottanta». Sono pochi i registi che non attraversano le maglie della censura, anche di quella preventiva che interviene sulle sceneggiature. Zhang Yuan, insieme a Wang Xiaoshuai, di cui in Italia abbiamo visto solo Le biciclette di Pechino, è stato uno di questi. Il rischio è di non vedere circolare le proprie opere in Cina, dove la distribuzione è gestita da due maxigruppi statali. L’enorme numero degli abitanti e l’estensione del territorio, inoltre non agevola la diffusione dei film, che spesso è ostacolata dall’alto numero di dvd pirata. Un film che viene distribuito in venti copie in Cina è come se fosse invisibile, anche perché i cinema sono diffusi solo sulla costa e pochissimi nella parte continentale ad ovest, dove ancora sembra non essere passato il travolgente processo di modernizzazione.

 

Zhang Yuan in accordo con Müller come produttore, dopo tanti film che non avevano ottenuto l’ufficialità della produzione cinese e costretti ad avere finanziatori internazionali, ha deciso di far passare al vaglio della censura la sceneggiatura de La guerra dei fiori rossi. Una scelta che ha permesso, con qualche taglio successivo al girato, di vedere distribuito anche in Cina il film e ottenere uno straordinario successo di pubblico.

 

Nonostante le difficoltà, la sensazione di Müller è comunque che «il triangolo cinese» (Cina, Taiwan, Hong Kong) possa essere l’unico fronte, assieme a Corea del Sud e Giappone, a contrastare il sistema produttivo degli Stati Uniti, grazie anche a forme estetiche innovative e una maggiore sperimentazione.

la foto in alto a sinistra è di Sandro Rizzi. Sotto Zhang Yuan in una foto tratta dahttp://www.asia.cinedie.com/. Le immagini del film sono tratte da http://www.luce.it/

ILARIO LOMBARDO partecipa al primo Master in Giornalismo dell' Università degli Studi di Milano