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Wind, protestano i 275 operatori del call center 

di Ilario Lombardo

venerdì 19 gennaio 2007

Striscioni colorati con bombolette spray si affacciano dal palazzo di vetro della Wind in via Edison 18 a Sesto San Giovanni, proprio al confine con Milano. È da lunedì 15 gennaio che i lavoratori del call center (i “nuovi operai”, come li chiama qualcuno) continuano a manifestare, con un presidio fisso, contro i vertici dell’azienda telefonica e la decisione che sembrerebbe portare a un ridimensionamento del personale

 

L’azienda ha disposto l’esternalizzazione di 275 lavoratori, cioè la cessione del Call Center Wind S.p.a. di Sesto a una società per la gestione in outsourcing dei servizi per il consumatore. È la nuova forma dei «call center virtuali». Una scelta che diventa sempre più diffusa in Italia, perché in questo modo, come spiega Ascanio Celestini sull’ultimo numero di Diario, «gli operatori chiamano e rispondono alle chiamate al nome del committente che paga l’azienda e non a nome dell’azienda che paga loro».

 

Il problema è che i 275 dipendenti negli ultimi mesi sono stati tenuti all’oscuro prima da tutta la trattativa e poi dalla decisione finale. Le poche notizie che sono trapelate indicano come controparte della cessione aziendale Omnia Service, una delle cinque società che compongono il gruppo Omnia Network.

 

«Temiamo lo spettro del licenziamento – afferma una delle dipendenti che partecipa al presidio esterno in via Edison – Ci spostano in un’altra società e una volta scaduto il contratto tra questa e la nostra azienda committente, ci manderanno a spasso».

 

Il call center di Sesto è il primo  nato con la Wind otto anni fa e infatti la maggior parte dei dipendenti è stata assunta nel biennio 1999-2000 (molti sotto Infostrada), prima della legge Biagi, con un contratto a tempo indeterminato, full time e stipendio accettabile. «Qui c’è gente che ha in media 33-34 anni. – dice Valentina Scilironi, rappresentante Rsu – C’è chi ha figli a carico, chi un mutuo da pagare. Il rischio è quello di perdere le garanzie del vecchio contratto e i benefit annessi. Noi non possiamo permetterci di passare ad un contratto a progetto o a tempo determinato. Inoltre questo comprometterebbe la qualità del servizio nel rapporto con il cliente». Infatti la nuova società offrirebbe solo un sevizio di informazione telefonica, mentre fino ad oggi gli operatori avevano anche altri compiti, quali la gestione dei reclami e della contabilità.

 

Molti pensano che questo sia solo l’inizio di un progetto di snellimento di alcuni rami dell’azienda Wind (ex Enel), che è stata venduta un anno fa all’industriale egiziano Naguib Sawiris e per la prima volta ha dichiarato un utile, di 56 milioni di euro, per il 2006, oltre a un ulteriore aumento della clientela. «Non si sa cosa vogliono fare, perché nessun responsabile ce lo spiega. Sappiamo che, nonostante l’utile, gli investimenti sono molto bassi e si è parlato di una riduzione del costo del lavoro. Ora anche nella sede di Lorenteggio, dove si trova l’Ufficio personale, si temono decisioni simili». La situazione è incerta e così, per gli inizi di febbraio, è previsto uno sciopero nazionale di tutto il gruppo Wind: da Roma, dove si trova la sede centrale, a tutte le città dove sono smistati gli altri call center.

 

Dagli operai agli operatori, Sesto San Giovanni è sempre la prima città in cui i lavoratori difendono con decisione i propri diritti. Dopo la chiusura delle grandi fabbriche Sesto sta cercando di trasformarsi in un polo d'avanguardia nel campo della comunicazione e della multimedialità. I manifestanti di via Edison hanno raccolto anche la solidarietà del sottosegretario alle Telecomunicazioni Luigi Vimercati. Il parlamentare, già consigliere della città, sostiene come non può essere accettabile un’ennesima condizione di precariato nel settore dei call center, ancora il più vulnerabile e il meno garantito.

ILARIO LOMBARDO partecipa al primo Master in Giornalismo dell' Università degli Studi di Milano