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Troppi elogi sospetti, chiuso il blog del critico tv

di Alberto Giuffrè

venerdì 29 settembre 2006

C’è una sostanziosa fetta di utenti di internet convinta che monitor e tastiera garantiscano un anonimato sicuro e più affidabile di quanto una barba finta o un paio di baffi posticci possano fare nella vita reale. Fino a qualche settimana fa di questa fetta faceva parte anche Lee Siegel, critico culturale e blogger per la rivista The New Republic.

 

Nei commenti del suo blog, ospitato sul sito del giornale, Siegel (nella foto in basso) aveva preso l’abitudine di scrivere protetto dallo pseudonimo di «Sprezzatura», difendendo i suoi stessi articoli dagli attacchi dei lettori e lasciando frasi del tipo 'Sei il mio idolo!'. The New Republic, insospettita da questi commenti ha fatto le sue indagini e con un semplice controllo degli indirizzi ip   ha scoperto l’imbroglio. Risultato? Il blog di Siegel è stato chiuso, con tanto di scuse del direttore in homepage, e la sua rubrica sulla televisione è stata sospesa. In poche parole è come se Aldo Grasso venisse cacciato da via Solferino per aver inserito tra i post del suo forum su Corriere.it interventi autocelebrativi sotto falso nome.

 

In un’intervista al New York Times Magazine, Siegel ha chiesto scusa e si è detto dispiaciuto per l’accaduto. Ma a una precisa domanda sulla correttezza del suo comportamento ha cercato, almeno in parte, di autoassolversi: «Non ho mai pensato che quello che stavo facendo era sbagliato. Ci sono altre persone che appaiono  in forma anonima sui siti web e litigano con i loro detrattori. L’anonimato è il modo abituale di esprimersi nella blogosfera. Io ho sbagliato ma perché ho agito per conto di The New Republic, come senior editor della rivista. Tutti sembrano fuggire dalle responsabilità che derivano dall’essere se stessi. Ed è per questo che la blogosfera sta crescendo così enormemente».

Ed è proprio la blogosfera che si è fiondata a commentare divertita questa intervista. Al curatore di The Next Hurrah, ad esempio, Siegel ricorda  «quei bambini che colti con le mani nel barattolo di biscotti e con la bocca sporca di cioccolato gridano sorpresi 'Non sono stato io!'» 

ALBERTO GIUFFRE' frequenta il primo Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Milano