Home
 

Primo «giorno di nozze» per l'assassino di Rabin

di Mari Mollica

sabato 25 novembre 2006

Gerusalemme - Il diritto di un uomo a essere padre. E quello di una donna a diventare madre. Non importa se l’uomo è Yigal Amir, l’ultranazionalista ebreo condannato all’ergastolo per l’assassinio del premier Yitzhak Rabin. Non importa se la donna è la moglie sposata per procura due anni fa - lui in carcere, lei fuori e due rabbini che hanno “celebrato” al telefono.

Dopo mesi di battaglie legali, sostenuti dagli attivisti per i diritti civili, e dopo che lo Shin Bet, il servizio segreto israeliano, ha tolto il precedente veto, i due coniugi hanno vinto: la Corte suprema ha deciso di riconoscere loro il diritto ad avere un erede. Così ieri Larissa Trimbobler, la trentenne russa ultraortodossa che Yigal conobbe a Mosca agli inizi degli anni Novanta insegnando ebraico, ha varcato l’ingresso della sezione 15 del carcere di Ayalon e ha incontrato l’unico detenuto. Suo marito, per la prima volta in tutto e per tutto.

Finora si era dovuta accontentare di stargli vicino solo con lunghe lettere e rare visite. La corrispondenza con il 36enne era iniziata dopo la condanna per l’assassinio del novembre ’95. Questa volta, invece, a disposizione dieci ore e una camera con tendine blu sulle sbarre, per un’intimità senza l’invadente sguardo della telecamera e dei secondini addosso. All’esterno, però, non mancavano gli occhi dei giornalisti, pronti a cogliere questo evento tanto spettacolarizzato e destinato a spaccare l’opinione pubblica.

I flash sono scattati impietosi all’arrivo della signora, visibilmente imbarazzata, che si è presentata al “primo” appuntamento alle 9 e mezzo del mattino. Cappello e sciarpa turchesi, e l’unica “borsetta” concessale: dentro, solo frutta secca, qualche biscotto e mandorle. Lui l’aspettava in camera, con due bottiglie di bibite e il pranzo kasher preparato dai cuochi del carcere.

MARIANGELA (Mari) MOLLICA partecipa al primo Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Milano