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Giornalista del Corriere il «papà» italiano di 007

di Ranieri Orlandi

mercoledì 20 dicembre 2006

«Il mio nome è Bond, James Bond». E’ sugli schermi all'estero e sta per arrivare in Italia l’ennesimo film, il ventunesimo, sulle avventure di 007: l’agente segreto, con licenza di uccidere, al servizio di Sua Maestà britannica.

 

Ormai tutti sanno che 007 è nato dalla penna dello scrittore inglese Jan Fleming. Pochi invece conoscono il “papà” italiano di James Bond. Il primo a leggere (ovviamente in inglese) i romanzi di Jan Fleming e capire che 007 avrebbe conquistato milioni di fans in tutto il mondo è stato, sul finire degli Anni Cinquanta, un giornalista. Il suo nome? Vittorio G. Orlandi. Era caporedattore del Corriere della Sera e direttore dei Romanzi del Corriere, una collana mensile di libri tascabili in vendita a 100 lire.

 

Il prossimo film di 007, nelle sale cinematografiche italiane a gennaio, s’intitola: «Casino Royale» e fu pubblicato nel numero di ottobre del 1958 da Vittorio G. Orlandi con il titolo: «La benda nera» (chi vedrà il film capirà il perché).

 

Nel giugno di quell’anno era già stato pubblicato un altro libro di Jan Fleming,  «Doctor No», intitolato «L’impronta del drago».

A conferma che credeva nel successo di quei romanzi d’avventura, Vittorio G. Orlandi fece pubblicare un terzo libro: «Per i tuoi occhi» (marzo 1961), titolo originale: «For your eyes only».

 

A quel tempo Jan Fleming era uno scrittore del tutto sconosciuto nel nostro Paese. Come Vittorio G. Orlandi riuscì a scovarlo lo spiegò Dino Buzzati, firma che non ha certo bisogno di presentazione, nell’articolo che scrisse per la morte (27 dicembre 1961), a 46 anni, del suo collega al tavolone di redazione nella Sala Albertini del Corriere della Sera. «Io non conoscevo altri – scrisse l’autore del «Deserto dei tartari» – che fossero sempre così al corrente di tutte le novità possibili della letteratura anglosassone. Era una persona di grande intelligenza, di ingegno brillante, di profonda e vastissima cultura».

 

Il fenomeno Bond, intuito con lungimiranza da Vittorio G. Orlandi, esplose nel 1962 con il primo film della serie «Agente 007, licenza di uccidere», interpretato da Sean Connery. Erano, dunque, passati quattro anni da quando il direttore dei Romanzi del Corriere aveva pubblicato il primo libro di Jan Fleming.

 

Adesso, quasi mezzo secolo dopo, la saga di 007 arriva alla ventunesima puntata con «Casino Royale». Il film è costato 150 milioni di dollari ed è stato girato tra Venezia, Londra, Praga,le Bahamas, il Montenegro e il Madagascar.  Per il ruolo di protagonista, è stato scelto Daniel Craig, il sesto attore che vestirà i panni di 007, la bond girl è Eva Green. Nel cast ci sono anche tre artisti italiani: Giancarlo Giannini, star internazionale; Caterina Murino, sarda, 29 anni, occhi verdi (attrice semisconosciuta in Italia, ma molto nota e apprezzata in Francia) e Claudio Santamaria, co-protagonista del film «Romanzo criminale».

 

Chi sceglierà di vedere «Casino Royale» potrà assistere a una partita di baccarà con un banco da trentadue milioni di dollari. I colpi di scena sono degni di un film di Hitchcock.

 

«Casino Royale» è il romanzo che segna la nascita di James Bond, agente segreto che deve ancora conquistare la qualifica di 007, che vuol dire: licenza d’uccidere. Il film sarà, come sempre, un successo mondiale. Vittorio G. Orlandi, mio padre, lo aveva previsto prima di tutti.

 

Nella foto centrale a destra, Vittorio G. Orlandi al bancone della tipografia del Corriere

 

 

 

RANIERI ORLANDI partecipa come tutor al primo Master biennale in Giornalismo dell'Università degli Studi di Milano