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Capire l'elettricità... anche prendendo la scossa

di Chiara Brusini

giovedì 23 novembre 2006

 

Wafer di silicio e chitarre elettriche appese al muro, vasche di transistor e bottiglie di Leida. Queste e altre curiosità aspettano i visitatori del nuovo laboratorio interattivo   sull’elettricità realizzato dal Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano, in partnership con l’azienda di microelettronica STMicroelectronics. L’enorme successo delle visite guidate al sommergibile Toti - coronato dal primo premio ai Best Event Awards 2006 come “miglior evento pubblico” - ha dimostrato che la strada del coinvolgimento attivo è quella vincente per avvicinare grandi e piccoli ai temi scientifici. E’ per questo che, come i quindici i.lab già aperti al pubblico, anche il nuovo percorso “Dal fulmine al microchip”, curato da Luciana Tasselli, si segue insieme a un animatore che accompagna i gruppi nell’utilizzo delle numerose macchine interattive.

La prima sezione (il “Salotto elettrostatico”) è dedicata ai primi studi ed esperimenti sui fenomeni elettrici. “Esperimenti quasi per gioco”, come recita la grande scritta gialla sulla parete. Qui l’attenzione è tutta per la macchina di Whirmshurst, un rudimentale generatore di cariche elettrostatiche che, adeguatamente caricato, è in grado di produrre piccole scintille. Nella prima metà del ‘700 faceva furore come divertimento da salotto. E il suo fascino non è diminuito con gli anni, a giudicare dall’entusiasmo dei ragazzi di 3º media che l’hanno sperimentata in anteprima assoluta per provare anche l’emozione di “prendere la scossa” su un dito.

 

Si entra poi nella “Stanza elettrica”: qui il motto è “circuiti per ogni occasione”. Ovvero, alla scoperta di resistenze, fusibili, tensioni e trasduttori “nascosti” negli oggetti che utilizziamo ogni giorno, dal Pc alla chitarra elettrica. Chi si fosse già dimenticato il grande black-out del 28 settembre 2003 si rende conto di quanto l’elettricità sia diventata indispensabile nelle nostre giornate: tagliate i cavi, e precipiterete in un incubo. Città immersa nel buio, metropolitana ferma, computer “morto”, come il frigorifero e il microonde, radio e tv mute, doccia fredda perché lo scaldabagno è spento.

 

Ma le sorprese dell’i.lab non sono finite: nel terzo ambiente, la “Camera bianca”, si entra solo bardati di tuta e guanti. Precauzioni indispensabili visto che si tratta della ricostruzione di una “clean room”, uno degli avanzatissimi laboratori in cui, stadio dopo stadio, la sabbia di silicio grezza viene trasformata negli onnipresenti microchip. Proprio nella Camera bianca bisogna superare la prova più difficile: pensate di essere in grado di ricostruire tutte le fasi del processo produttivo? Niente paura, una voce registrata vi darà degli indizi. E alla fine vi rimarrà la soddisfazione di aver costruito “con le vostre mani” uno di quei piccoli processori che finiranno nei vostri computer, telefonini, tessere magnetiche e…forse anche sull’orecchio del vostro cane, al posto del vecchio tatuaggio identificativo.

 

Il laboratorio sull’elettricità è anche un nuovo tassello che si aggiunge al mosaico del progetto EST, “Educare alla Scienza e alla Tecnologia”, in cui il direttore generale del museo, Fiorenzo Galli, crede molto. Perché la nuova sfida è trasformare i musei da meri centri di conservazione a istituti di ricerca e luoghi «di educazione informale, in cui animatori scientifici trasformano gli spazi in laboratori sempre più interattivi ed emozionanti per i più giovani». E quello di via San Vittore, in particolare, «non si viene a visitare ma a vivere», spiega il direttore generale di STMicroelectronics, Pietro Palella. E le tante scolaresche che affollano esposizioni e laboratori gli danno ragione

 

fotografie di Sandro Rizzi

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CHIARA BRUSINI partecipa al primo Master biennale in Giornalismo dell'Università degli Studi di Milano