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Grandi opere, grandi rischi: il mercato delle braccia

di Giacomo Fasola

venerdì 24 novembre 2006

MILANO - Chi ha costruito Tebe? Chi Babilonia? E chi la Muraglia cinese? Comincia con queste domande, prese in prestito da Bertold Brecht, il documentario "Vite da cantiere", presentato giovedì 23 novembre nel Circolo della Stampa di corso Venezia. Domande che sembrano lontane, nel tempo e nello spazio. Ma in pochi minuti il film, passando per Lecco e la Val Camonica, il regista Stefano Obino trasporta lo spettatore direttamente nella realtà milanese. Nel nuovo cuore di Milano, la Fiera Rho-Pero: chi l'ha costruita?

 

Tratto dall'omonimo libro di Luigi Lusenti e Paolo Pinardi, "Vite da cantiere" è un affresco sulle condizioni dei lavoratori dell'edilizia: dalla (poca, pochissima) sicurezza nei cantieri al caporalato. Si parte da due storie. Quella di Salem Selassiè, muratore etiope caduto da un ponteggio e abbandonato dai colleghi sul bordo di una strada. E quella di Fausto Spagnoli: la pala della ruspa l'ha ucciso, il caporale ha simulato un incidente motociclistico.

 

Storie ordinarie: negli ultimi tre anni nei cantieri lombardi - è il segretario regionale della Fillea Franco De Alessandri a dirlo - le morti bianche sono state 156. E il problema non può che riguardare anche Milano e provincia, "un'area dove ci sono sette milioni di metri quarati di aree dismesse - spiega l'assessore provinciale al Lavoro, Bruno Casati -, delle quali una grande percentuale in ricostruzione".

 

Il documentario si sposta allora alla Nuova Fiera di Rho: progettata dal più famoso architetto italiano, Massimiliano Fuksas, ma per buona parte costruita in nero. Attraverso quel "mercato delle braccia", come lo definisce lo stesso Casati, che ogni mattina vede i caporali reclutare muratori a Loreto, Lotto, Lambrate.

 

"Vite da cantiere" non si ferma alla superficie. Spiega come funziona il caporalato, con muratori che dovrebbero essere pagati 22 euro l'ora, ma che in realtà ne ricevono dai 2 ai 3. Ritrova l'origine delle tanti morti bianche nelle decine di subappaltatori che si alternano nei cantieri, e ai quali interessa soltanto la velocità. Collega il fenomeno del caporalato all'occupazione delle aree dismesse da parte degli immigrati.

 

"Vorrei che ci fossero 100mila film di questo tipo - ha commentato alla fine Carlo Smuraglia, docente universitario che da anni si occupa di tematiche legate al lavoro -. Dagli anni '70 sono emersi tantissimi progetti di legge sulla sicurezza, ma pochi sono stati approvati. Di caporalato in Lombardia, poi, si parla dal '94, ma nel frattempo non è cambiato assolutamente nulla. Questi problemi non sono ancora entrati nella coscienza collettiva".   

GIACOMO FASOLA partecipa al primo Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Milano