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Maresciallo e vigilessa con un arsenale da banditi

di Marco Grasso

mercoledì 22 novembre 2006

Targhe e telefonini rubati. Passamontagna. Distintivi falsi. E poi armi. Un vero e proprio arsenale. Munizioni, tirapugni, sfollagente, uno storditore elettrico e un giubbotto antiproiettile. Materiale che gli inquirenti non esitano a definire "inquietante, compatibile con l’attività criminale, più da bandito professionista che da appartenente alle forze dell’ordine". Questo arsenale è stato sequestrato dagli investigatori nei box e negli appartamentidel maresciallo dei carabinieri e della vigilessa.

Assume risvolti clamorosi l'inchiesta sui due tutori della legge arrestati ieri (i due avevano una relazione), assieme al fratello di lei, disoccupato. I tre erano stati fermati dalla Polstrada alle cinque di mattina, in seguito alla sparatoria sulla A1 contro un camion. Quattro colpi di pistola, di cui uno ha raggiunto l’abitacolo. La pistola, ritrovata in fondo a una scarpata, probabilmente lanciata dalla donna, era stata rapinata a una guardia giurata di Buccinasco, hinterland milanese, il 15 luglio scorso. Sulla vicenda sta indagando la Squadra Mobile di Firenze, coordinata dal PM Luigi Bocciolini, ma probabilmente passerà presto alla Procura di Perugia, per competenza territoriale. Le ipotesi di reato al momento, sono di tentato omicidio, porto abusivo d'armi e ricettazione. Ma gli interrogatori dovranno appurare qualcosa di ben più grave: se i tre formavano una banda organizzata specializzata in rapine.

Al Comando Provinciale dell’Arma di Milano, i colleghi del carabiniere sono sconvolti. "Abbiamo lavorato fianco a fianco con una persona e oggi scopriamo cose inquietanti". Lui, Marco F., 36 anni, originario del centro Italia, era stato trasferito da due settimane dal nucleo operativo al Reparto Radiomobile, dove aveva lavorato un anno. Secondo indiscrezioni, non erano passati inosservate alcune trasferte compiute di recente. La conoscenza con la vigilessa, 33 anni, era avvenuta quando lui lavorava all’infortunistica. Di lei si dice che fosse una persona molto appariscente, un’agente "che amava l’azione", tanto che molte volte girava armata anche fuori servizio. La loro relazione viene definita "morbosa". Durante le perquisizioni sono stati ritrovati anche attrezzi sadomaso e materiale per sesso estremo.

La storia, che coinvolge due tutori della legge trasformatisi molto probabilmente in criminali, ha tragici precedenti nella cronaca nera, come quelli della banda della Uno Bianca: la gang capeggiata dai fratelli Savi, e composta principalmente da appartenenti alle forze dell’ordine che si lasciò dietro una lunga scia di sangue e rapine.

foto: da Internet

MARCO GRASSO partecipa al primo Master biennale in Giornalismo dell'Università degli Studi di Milano