Home
 

"Milano come Shangai". Ecco la città del futuro

di Marco Grasso

mercoledì 7 febbraio 2007

Vela di vetro, entrata della  nuova Fiera di Milano. Due ragazzi in tuta bianca e maschera antigas distribuiscono mascherine antismog. Sembrano usciti da una trincea della prima guerra mondiale o da un film americano sui disastri nucleari. Sono lì per protesta. Per loro la città del futuro rischia di essere così: inquinata. A Rho apre il Build Up Expo, il primo salone dell’Architettura e delle Costruzioni. Si parla della città del futuro. E di innovazione. Come il cemento della chiesa mangia-smog di Roma. «Vogliamo legare il livello alto, quello della progettazione, al livello basso, quello dei costruttori, che poi mettono questi grandi disegni per terra», dice Bruno Zavaglia direttore della manifestazione. Up è anche un acronimo che significa United Programme, fare settore insomma.

 

«Davvero? Non lo sapevo», sorride Giulio Maria Casati, coordinatore del comitato scientifico di Build Up. «Non l’ho scelto io, non amo gli inglesismi». Casati, direttore di Arca, cura l’organizzazione delle conferenze sullo sviluppo urbano. «Chiariamoci, la parola sostenibilità è molto di moda, ma in sé non vuol dire nulla. Noi qui ci occupiamo di vivibilità, un concetto molto più ampio: riguarda le forme, i collegamenti, l’organizzazione degli spazi. Ma le soluzioni devono essere innovative, non ha senso tornare al Medioevo».

 

A breve la popolazione urbana mondiale supererà quella rurale, secondo un rapporto dell’ONU. E nell’era del villaggio globale l’architetto ha un ruolo fondamentale: «Stregone del villaggio. L’architetto è colui che pianifica e decide il destino della città». Non solo estetica, quindi. Come ama ripetere Massimiliano Fuksas, membro del comitato scientifico di Build Up e padre del «vulcano di vetro», l’architettura è anche uno strumento democratico.

Fuksas, ha progettato quella che ad oggi è la fiera più grande d’Europa, senza poi inaugurarla, in polemica con l’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. I progetti segnano il passo della società, come il municipio di Casal Pusterlengo (nella foto sotto), rimodernato con una facciata di vetro da  Mario Antonio Arnaboldi: «Passata l’epoca di Mani Pulite, e volevamo dare la sensazione di trasparenza» dice al convegno di apertura.

 

Connettere, dunque. Costruttori e architetti. Ma il settore delle costruzioni ha il suoi lati oscuri, come un settore sommerso che arriva fino al 40%. «Sommerso? Perché non chiamiamo le cose con i loro nomi?». Facciamolo. «Chi evade le tasse è un ladro. E chi gestisce il mercato nero delle braccia è una mafia. E come tali vanno combattuti: bisogna partire dalla cultura e dalle scuole».

Centro e periferia sono concetti che spariranno nella metropoli di domani? «Guardi cosa ha fatto Marzorati assieme a un sindaco illuminato a Sesto San Giovanni: ha recuperato una città massacrata dall’industria».

 

Il dibattito sul ticket? «Tutte palle». Prego? «La verità è che non si vogliono toccare gli interessi dei costruttori di automobili e delle banche. La popolazione è costante, perché costruire più macchine?». Soluzioni? «Gliene dico due. Teniamo la targa, smontiamo le auto vecchie e riutilizziamo i pezzi» La seconda? «Guardi Shangai: 100mila taxi elettrici e 200mila bici elettriche. Non ce ne accorgiamo, ma siamo già superati. Costruiscono palazzi avveniristici, e noi pensiamo ancora allo chalet svizzero, o alla finta cascina. Tutto compatibile con lo sviluppo economico. Ma ancora non lo avete capito che il problema sono i politici?».

MARCO GRASSO partecipa al primo Master biennale in Giornalismo dell'Università degli Studi di Milano