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Via la fabbrica, largo al teatro: ecco lo «Spazio Mil»

di Marco Grasso

martedì 16 gennaio 2007

Maglio a vapore. Carroponte. Profilati di acciaio a sheds. Nomi d’altri tempi, che rimandano alla preistoria industriale. Oggi sono arte. A Sesto San Giovanni, nell’area degli ex-magazzini Breda. Dove la fabbrica diventa teatro. Il MIL è il primo spazio teatrale con attività continuativa a sorgere da un ex-fabbrica. Un’iniziativa del Comune di Sesto e del Teatro Filodrammatici inaugurata con una conferenza stampa l’11 gennaio. Oltre a una sala teatrale da 300 posti, il MIL ospiterà un Wine Bar, un museo del lavoro, l’archivio Sacchi e un’area concerti all’aperto da 2.000 posti.

«Una lucida follia». La definisce così Emilio Russo, direttore artistico del Teatro Filodrammatici, incaricato della gestione dello spazio. «Ci voleva uno pazzo quanto noi per portarla a termine», ride e indica Giorgio Oldrini, sindaco di Sesto San Giovanni. Che spiega come la città delle fabbriche è tornata ad essere centro cittadino, una banlieue renversée: «Da queste parti diciamo che Milano è in provincia di Sesto. Dove altro capita che un teatro si sposti dal centro alla periferia?». La fabbrica che si trasforma in luogo d’arte, anzi che diventa industria culturale. Ma non solo. Anche museo dell’uomo e del suo lavoro. MIL infatti è l’acronimo di Museo dell’Industria e del Lavoro. «Per noi la memoria storica è importante: una città che non sa da dove viene non ha futuro».

 

Una porta collega idealmente questo passato con il presente. È un opera in acciaio fuso dell’architetto Michele Festa. L’ingresso simbolico alla città e allo Spazio MIL: 10mila metri quadrati, divisi tra gli ex-magazzini Breda e l’area scoperta occupata dal carroponte. Un elefante di ferro che un tempo serviva a spostare i rottami ferrosi. E ora diventerà un’immensa area concerti. Il complesso, tra via Milanese e via Granelli, fa parte del Parco archeologico industriale, di proprietà del Comune di Sesto San Giovanni.

 

La ristrutturazione dei magazzini è stata affidata all’architetto Luigi Cucinotta, che ha trasformato un tipico fabbricato industriale in un edificio di concezione ultramoderna: un open-space di 4.800 quadrati articolato su due piani, 3.200 a terra e 1.600 nel piano rialzato. Qui verranno ospitati la sala teatrale, l’archivio e la bottega del designer industriale Giovanni Sacchi, il museo storico e un wine bar, gestito dal Teatro Filodrammatici con una società di ristorazione. L’opera è stata realizzata dal Comune di Sesto San Giovanni e dal Teatro Filodrammatici, con i contributi di Regione Lombardia, Provincia di Milano,   Milano Metropoli e Fondazione Cariplo.

 

in mezzo alla sala dove il pubblico assisterà agli spettacoli, hanno voluto lasciare il maglio a vapore. Non servirà più ai “battimazza”, i manovali della fonderia. L’avessero detto a un sestese dei primi del secolo che quella cosa sarebbe finita in un teatro, si sarebbe sbellicato dalle risate. Fuori dal fabbricato campeggia la locomotiva che ha già fatto il giro della città. A testimonianza di un luogo che non ha accettato di diventare un cimitero industriale.

I tempi cambiano. Anche nella ex-Stalingrado d’Italia. Attaccata però al suo passato e alla sua memoria, tanto quanto al suo futuro. E quale inaugurazione più adatta della fabbrica divenuta teatro, di quella di un sindaco che ha avuto nonno e padre operai là dentro? «E pensare –dice- che mio figlio, 21 anni, neanche sapeva che cos’è un carroponte».

MARCO GRASSO partecipa al primo Master biennale in Giornalismo dell'Università degli Studi di Milano