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Ulivo, primarie a Genova: stravince "SuperMarta"

di Marco Grasso

lunedì 5 febbraio 2007

GENOVA - Seggio 19, Bolzaneto, quartiere popolare. Un anziano signore si avvicina agli scrutatori. Dà un’occhiata sconsolata alla scatola delle offerte chieste agli elettori per partecipare alle spese delle primarie e tira fuori un euro, il minimo accettato. «E pensare che paghiamo pur di venire a votare» dice con un sorriso. Forse è proprio questo il vero dato che emerge dalle elezioni primarie dell'Unione sotto la Lanterna, almeno secondo Michele Bartolozzi, Ds, il grande arbitro dell’evento: «Il più grosso successo è la partecipazione. Le primarie sono e saranno sempre più un elemento fondante della nostra democrazia: 1.250 scrutatori volontari e 35mila persone - si immagini - che pagano per votare». Un elemento che da queste parti nessuno sottovaluta. Nessuna sorpresa nei risultati. Vince Marta Vincenzi, diessina, candidata dell’Ulivo, con il 60 per cento. Seguono l’ex-presidente di Assindustria Stefano Zara con il 25,7, e il poeta Edoardo Sanguineti con il 14,3.

Genova accoglie le consultazioni in una domenica primaverile. E vota. L’affluenza è di molto inferiore alle primarie nazionali del 2005, quando alle urne si erano presentati 60mila genovesi. «Due eventi diversi,  difficilmente paragonabili», secondo Mara Morini dell’università di Genova, coordinatrice locale della ricerca sulle primarie.

 

La Vincenzi, intervistata dopo le prime proiezioni ha parlato di «sensazione bellissima. Al di là del risultato personale questo voto dimostra che il centrosinistra in questa città è forte». «Bassa affluenza e risultato deludente per la vincitrice» secondo la Casa delle Libertà. «Solo invidia» risponde lei.  L’eurodeputata d’oro da 130.000 preferenze,  59 anni, ha rispettato le attese di «donna di popolo». E non ha caso fa il pieno di voti in quartieri popolari come Molassana e nel ponente. Poco prima del voto aveva denunciato un «rischio inquinamento» da parte del centrodestra. «Si è verificato qualcosa, ma niente di rilevante» secondo Bartolozzi. Stefano Zara, 69, riscuote consensi nella «Genova bene»: a Albaro e nel seggio di Palazzo Ducale il candidato lanciato dall’industriale Garrone ha superato la Vincenzi. Un voto complessivo di cui si dice soddisfatto: «In una competizione si spera sempre in qualcosa in più. Ma a una valutazione politica più attenta direi che è andata bene».

 

Al di sotto delle aspettative invece Edoardo Sanguineti, 76 anni, l’intellettuale appoggiato da Unione a sinistra - lista formata da fuoriusciti del correntone ds, Pdci e Rifondazione comunista. Le primarie erano un banco di prova nazionale. «Un esperimento che speriamo diventi contagioso», nelle parole di Daniele Piacenza di Unione a sinistra. Che però non sembra essere decollato. Qui a Genova molti esponenti del correntone Ds, refrattari al Partito Democratico, hanno lasciato il partito per dare vita a un nuovo progetto politico, insieme a Pdci e Rc. «Non è stato facile convivere, siamo diversi» ammette un militante. La speranza era quella di superare il 15 per cento ottenuto da Bertinotti a Genova nel 2005, ma Sanguineti si è fermato poco prima. Ma ora gli sconfitti collaboreranno? «Tutti i candidati hanno firmato un programma comune prima della competizione- dice Bartolozzi - un accordo tra gentiluomini». Vinto da una donna.

MARCO GRASSO partecipa al primo Master in Giornalismo dell' Università degli Studi di Milano