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Cercate lavoro? Nei Ris c'è posto, fatevi avanti

di Chiara Dalla Tommasina

mercoledì 15 novembre 2006

MILANO - "Trasformare un semplice indizio in una prova schiacciante. Questo è il nostro lavoro. Il nostro motto è un principio di Edmond Locard: "Ogni contatto lascia una traccia". Noi andiamo a cercare l’invisibile. Ovunque. Una minima traccia di sangue, liquido corporeo, capello o pelo: per noi sono la risoluzione di un caso".

Entra subito nel vivo dell’argomento il tenente colonnello dei carabinieriLuciano Garofano, 53 anni ben portati, presentando alla libreria Rizzoli, in Galleria, il libro "Le scienze forensi. Come la scienza combatte il crimine" (Vallardi), del quale ha scritto la prefazione. Vedendolo in borghese, nel suo distinto completo blu e camicia azzurra, nessuno immaginerebbe che sul lavoro Garofano è spesso in tuta bianca e mascherina, magari imbragato e sospeso su un dirupo durante un sopralluogo. Sì, perché dal 1995 è capo del Ris di Parma, ovvero del Reparto Investigazioni Scientifiche, impegnato da anni nei più complicati casi giudiziari italiani: Cogne, Novi Ligure, il rapimento e l'uccisione del piccolo "Tommy", la strage di Capaci, la morte della contessa Vacca Augusta, la sparizione dei coniugi Donegani, il serial killer Donato Bilancia e il delitto di via Poma, tanto per citarne alcuni.

Un pubblico molto attento ha assistito all’incontro aperto da Maurizio Pagliano, consulente editoriale. Il comandante dei Ris ha risposto alle domande di Giorgio Rivieccio, direttore di Newton, la rivista su cui tiene una rubrica ogni mese.

Partiamo dalla sigla: Ris. Chi siete e cosa fate materialmente?

Il Ris interviene nei casi giudiziari più complessi, quelli che sembrano impossibili da risolvere. Siamo quattro reparti e copriamo tutto il territorio nazionale. Andiamo sulla scena dei crimini, facciamo sopralluoghi e cerchiamo tutti i possibili indizi, ancora meglio le prove. Facciamo analisi di laboratorio degli elementi trovati e cerchiamo di ricostruire la dinamica di un crimine, cerchiamo ogni traccia che ci possa condurre ai possibili colpevoli.

Di quanti casi vi occupate in media all’anno?

Nel 2005 abbiamo seguito ben 16mila casi, dei quali 4.200 solo a Parma e Provincia. Gli omicidi sono in media 750 all’anno.

Quali sono i casi più difficili?

Quelli che avvengono in famiglia, dove le tracce sono ovunque. Peli, capelli, impronte digitali: è normale trovarli se una persona vive lì, non costituiscono una prova. Per questo noi ci giochiamo tutto sulla scena del crimine: dobbiamo trovare qualcosa per forza. Guardare anche ciò che sembra inutile, controllare intorno all’area del delitto, analizzare ogni elemento, anche il più banale.

Qual è la situazione italiana sulle banche dati del Dna?

Chiedo da tempo che si possa creare una banca dati del Dna di tutti i pregiudicati italiani. La "serialità" è tipica di furti e rapine, e avendo una raccolta dati del Dna si potrebbero incastrare malviventi senza nessun indugio. Risultato: un incredibile risparmio di costi e di tempi. Più sicurezza per i cittadini. E, cosa più importante, si potrebbe ridare la libertà a chi è innocente. Ma agli italiani non piace "essere schedati", e così siamo in ritardo rispetto a molti Paesi europei dove queste "banche" funzionano da tempo. É assurdo rinunciare ad un presidio investigativo di così incredibile importanza: il Dna è unico per ogni individuo e nel 2006 ha permesso di risolvere 40 mila indagini. Da una condanna supportata dalla prova Dna non si scampa.

Quale futuro?

Se riusciamo a colmare il gap delle banche dati, tutto è destinato a migliorare. E poi dobbiamo dedicarci al perfezionamento degli strumenti. Tutto dovrà essere il più possibile avanzato ed efficiente.

Quali problemi ha il Ris? Come si possono risolvere?

Ci mancano i fondi. Per la ricerca, per le indagini, per gli strumenti. Insisto poi sulla preparazione: oggi tutti si improvvisano criminologi senza esserlo, bisogna guardarsi dagli incompetenti che creano soltanto danni. Poi bisogna concentrarsi sulla preparazione di giudici e magistrati: ci sono concetti che neanche loro comprendono al cento per cento. Un esempio? Molti non sanno neanche che il Dna sia una prova inoppugnabile.

Ci sono donne nei Ris?

Per adesso non molte, ma spero aumentino. Le donne sono molto brave: hanno più intuito degli uomini, sono sistematiche e precise. Hanno la mente più aperta e possiedono le qualità che possono fare la differenza nei casi più enigmatici.

Cosa consiglia personalmente a chi vuole fare il vostro lavoro?

Noi puntiamo molto sui giovani: i miei libri li ho scritti per loro. In Italia siamo in ritardo, ma fra breve questa specializzazione sarà molto più richiesta, complici anche le varie fiction che ne parlano. Consiglio di laurearsi in materie scientifiche e di frequentare un master in Scienze forensi. Noi mettiamo a disposizione ogni anno 13 posti tra i diversi settori, ma tra poco tempo serviranno molte più giovani leve. Fatevi avanti.

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CHIARA DALLA TOMMASINA partecipa al primo Master biennale in Giornalismo dell'Università degli Studi di Milano