Home
 

In piazza contro la Finanziaria «ammazzaprecari»

di Flavia Mosca Goretta

domenica 5 novembre 2006

ROMA – “Stop precarietà ora”. L’hanno scritto dappertutto, su striscioni, cartelli, magliette. Anche se San Precario, patrono dei lavoratori a tempo determinato, stavolta non c’è, la filosofia non è cambiata. In 200 mila (secondo gli organizzatori) si sono dati appuntamento ieri a Roma per chiedere l’abrogazione della legge Biagi, della Bossi-Fini (“una legge che produce clandestinità”) e delle leggi Moratti sulla scuola. Per “reclamare diritti sociali e forme universali di garanzia del reddito”. E per dire al governo che questa Finanziaria “ammazzaprecari” a loro proprio non piace.

Il corteo parte da piazza Esedra poco dopo le 14,30. In testa Arci, Cobas (dietro a uno striscione che recita: “Damiano, amico dei padroni, vattene”)  Fiom, Verdi, Comunisti italiani, Rifondazione Comunista, Giovani Comunisti (“Siamo al governo…Scusateci!”) e le bandiere bianche di Sinistra europea.

Dietro sfilano a ritmo di reggae, ska e tecno le diverse anime del colorato e eterogeneo popolo dei movimenti: dalla rete per il reddito agli squatters di Action (che avvertono: “La città ‘di sotto’ non ha governi amici”) fino ad un piccolo spezzone di autonomi: scandiscono slogan come “Pace sociale, vince il capitale/ Lotta di classe, vincono le masse” e sembrano riportare l’atmosfera indietro di qualche decennio.

Confusi tra i manifestanti anche esponenti del governo e dei partiti di maggioranza: Franco Giordano (Prc), Marco Rizzo (Pdci), il no global Francesco Caruso (“Il governo deve capire che anche lui è precario”, che “ha un contratto a termine sottoscritto con gli elettori”), il viceministro agli esteri Patrizia Sentinelli (Prc), i sottosegretari Gian Paolo Patta (Pdci), Laura Marchetti (Prc), Paolo Cento (Verdi, che chiede di aprire subito “il tavolo per modificare radicalmente la legge 30) e Alfonso Gianni (Prc).

E poi loro, i precari, o come spesso vengono chiamati, i “lavoratori atipici”. Tante storie diverse, un unico minimo comun denominatore: l’incertezza del posto di lavoro. E uno stipendio che non supera gli 800 euro al mese. Alcuni hanno al collo un cartello: “Scade il…”  e la data di fine contratto. Un’iniziativa “di sensibilizzazione” lanciata circa due mesi fa dal Dipartimento inchieste di Rifondazione comunista. “Spesso le persone sono precarie e neanche sanno di esserlo” racconta uno degli ideatori.  

La disillusione e lo scontento nei confronti delle misure per il lavoro attuate del centrosinistra, che in campagna elettorale prometteva “Oggi precario, domani lavoro” sono più che diffuse. “Fate qualcosa di sinistra: assumeteci!” chiedono i “Fantasmi del S. Andrea”, l’ospedale romano dove oltre il 40 per cento di medici e infermieri è precario da anni. “I concorsi? Li fanno solo per i dirigenti” raccontano con rabbia.

A volte precarietà e lavoro nero coincidono: zero prospettive per il futuro, zero diritti per il presente. “Chi si fa male – denuncia Michele Giacchè di Fincantieri – viene trasportato in auto al pronto soccorso e lasciato sul piazzale”. Spesso in condizioni tali da non essere neanche in grado di dire il proprio nome.  

“Io – dice Tatiana, autista part-time delle linee romane, dal palco allestito in Piazza Navona – spero soltanto che non finisca tutto con questa manifestazione. Perché domani tornerò per le strade di Roma, sull’autobus, per 800 euro al mese”.

FLAVIA MOSCA GORETTA partecipa al primo Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Milano