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Il cardinale: «Trattate i bambini come persone»

di Flavia Mosca Goretta

sabato 20 gennaio 2007

MILANO - Stabilire un'alleanza tra famiglia, ambienti educativi (in primo luogo la scuola) e centri di produzione mediatica. E' la raccomandazione che il cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, ha rivolto ai giornalisti a conclusione della conferenza "I media e i bambini - Più risorse e più responsabilità" che si è tenuta all'Ambrosianeum di Milano in occasione della ricorrenza di San Francesco di Sales, patrono della professione. 

«Tutti i bambini sono persone – ha detto il cardinale – e vanno trattati come tali. Hanno un loro mondo ma non devono restare chiusi in esso». No quindi all’eccessiva protezione e difesa dei più piccoli dai problemi del mondo. Si invece all’instaurazione di un dialogo, «che prima di far bene a loro fa bene a noi», mirato a coinvolgerli. Perché «i bambini hanno il diritto di essere introdotti alla realtà».

Secondo un recente sondaggio, 4 milioni di bambini tra i 3 e i 10 anni guardano la televisione per 2 ore e 40 minuti al giorno. Durante la scuola dell’obbligo sono 15 mila le ore passate davanti al piccolo schermo, contro le 11 mila dedicate allo studio.

 

 «La televisione è la loro finestra sul mondo», dice Marco Deriu, professore all’Università Cattolica di Milano. Che spesso, però, diventa una sorta di baby-sitter: «In molti casi il bambino vive la relazione con la tv come sostitutiva di quella con i genitori». I programmi che piacciono, continua Deriu, sono quelli “divertenti”. E’ invece il telegiornale che provoca più “preoccupazione e spavento”, specialmente tra i più piccoli. Di fronte ad immagini di guerre o catastrofi, tuttavia, solo un bambino su dieci chiede spiegazioni agli adulti, mentre quasi la metà chiude gli occhi o cambia canale.

I media, ha poi proseguito il cardinale Tettamanzi, «sono per l’educazione e la crescita un’imprescindibile risorsa», ma «dipende da noi» renderli effettivamente tali. E’ quindi necessario «investire su persone preparate e competenti», che sappiano come e cosa dire ai bambini.

Una rassicurazione arriva dal presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, Franco Abruzzo: «L’Ordine cerca di far rispettare le regole deontologiche a protezione dello sviluppo psichico dei bambini. Al centro della nostra azione di giornalisti c’è il rispetto della dignità della persona».

 

FLAVIA MOSCA GORETTA partecipa al primo Master biennale in Giornalismo dell'Università degli Studi di Milano