Home
 

Migliaia in marcia per la pace in Medio Oriente

di Flavia Mosca Goretta

domenica 19 novembre 2006

 

MILANO – Un gruppo di boy-scout sfila intonando “Shalom”. Pochi metri più indietro, alcuni ragazzi delle comunità palestinesi scandiscono slogan in arabo. Lo striscione di apertura recita “Palestina-Israele, due popoli, due Stati: stessa dignità, stessa sicurezza, stessi diritti”. Se ci si fermasse qui, sabato a Milano la par condicio tra i  due attori principali del conflitto mediorientale c’era. Ma alla “Manifestazione nazionale per la pace e la giustizia in Medio Oriente” promossa dalla Tavola della Pace – che 40 anni fa organizzò la prima Perugia-Assisi – le bandiere israeliane spiccavano invece per la loro assenza. Neanche una tra il mare di palloncini neri con la scritta “Sos Gaza”, di vessilli arcobaleno, di kefiah e di bandiere palestinesi.

 

In 50 mila ( (80 mila per gli organizzatori) si sono dati appuntamento sabato pomeriggio ai Bastioni di Porta Venezia. C’erano le centinaia di associazioni firmatarie dell'appello della Tavola della Pace. C’erano i gonfaloni di decine di città (tra le altre Torino, Verona, Milano e Pisa). Al loro passaggio una signora applaude e commenta: “Era ora eh! Era ora che ci si muovesse!”. C’erano praticamente tutti i partiti del centrosinistra. E c’era anche, in coda, una piccola rappresentanza degli “Ebrei contro l’occupazione”.

 

Sotto un cielo che minacciava pioggia, hanno sfilato tutti insieme fino a Piazza Duomo, dove il presidente della Provincia Filippo Penati ha accolto i manifestanti. “Sono qui come rappresentate dell’istituzione che ospita questa manifestazione, come cittadino democratico e come amico del popolo israeliano e di quello palestinese”, ha detto ai giornalisti prima della partenza del corteo .

 

“Bisogna avere degli obiettivi concreti”, sostiene il no-global Vittorio Agnoletto. Come la sospensione degli accordi di cooperazione militare con Israele, a cui va chiesto “il rispetto di tutte le risoluzioni che l’Onu ha votato”.

Per il coordinatore nazionale della Tavola della Pace, Flavio Lotti ,è necessario “riprendere il dialogo con tutti” e “rompere l’isolamento dei palestinesi”. Certo, ammette, costruire la pace è un compito difficile, “ma non per questo dobbiamo tenere la barca al porto”. Da Roma interviene via telefono anche don Ciotti, impegnato in una due giorni sulle mafie: “Perché anche l’Italia ha bisogno di pace”.

 

Toni molto bipartisan dal palco, un po’ meno al megafono: “Caro Israele, essere stati vittime non autorizza ad essere carnefici” e “Via il muro dell’apartheid!”. C'è chi recrimina: “Per un orso il mondo si scatena, per decine di civili innocenti NO!”. I più duri sono forse una dozzina di ragazzi che reggono uno striscione chilometrico: “Chiunque firma accordi con Israele si macchia le mani di sangue”.

 

Se però oggi la pace tra Israele e Palestina sembra un’utopia, conclude il regista teatrale Moni Ovadia “domani ci guarderemo indietro e ci chiederemo se ci volevano così tanti mortiper raggiungerla.

 

FLAVIA MOSCA GORETTA partecipa al primo Master biennale in Giornalismo dell'Università degli Studi di Milano