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Bovisa, la Triennale fa il bis con un colpo di fulmine

di Francesco Moscatelli

giovedì 23 novembre 2006

MILANO – Cadorna e Bovisa. La Triennale fa il bis lungo i binari delle Ferrovie Nord.

Le macchine incolonnate nel sottopassaggio ferroviario, traboccante di graffiti coloratissimi commissionati ad hoc. Le ex fabbriche e il gasometro del quartiere operaio di Milano avvolti da una pioggia inglese. Autorità e volti noti del mondo culturale e artistico milanese mischiati agli studenti del Politecnico e ai “rasta” di Brera, fra discussioni animate e bicchieri di free drink.

 

L’inaugurazione della nuova sede della Triennale, che ha aperto i battenti  in via Lambruschini 31 con una mostra dedicata all’espressionista astratto Hans Hartung, ha portato al centro dell’attenzione il quartiere della periferia nord. La “non architettura” firmata da Pierluigi Cerri, una tendostruttura orientata alla massima funzionalità che ospiterà mostre, rassegne, spettacoli cinematografici ed eventi culturali, è un passo importante nel processo di riqualificazione dell’area. All’esterno campi da gioco per i bambini e un proiettore acceso tutte le sere, che propone filmati e cortometraggi sulle pareti stesse dell’edificio. All’interno spazi espositivi, sale conferenze, un bar e una libreria.

 

La folla radunata alla Triennale Bovisa, quasi dodicimila persone, passava di sala in sala ammirando le opere di Hartung (a lato una riproduzione), ma anche le immagini dei luoghi abitati dall’artista, i suoi strumenti di lavoro e le sue fotografie, praticamente inedite. “In principio era il fulmine”, questo il titolo della retrospettiva, è un’esplosione di colori che attraversa il Secolo breve dal 1922 al 1989 e che scuote il visitatore come un temporale improvviso. È il prologo del “Vangelo” dell’artista tedesco, che iniziò a dipingere da bambino affascinato dallo scatenarsi degli elementi.

Una metafora che ben si adatta anche a questo esperimento della Triennale. Destinato ad esaurirsi fra cinque anni ma desideroso di incidere con forza nella realtà all’interno della quale si è inserito.

Alle istituzioni e ai cittadini di Milano il compito di dimostrare che non è stato solo un lampo.

FRANCESCO MOSCATELLI partecipa al primo Master biennale in Giornalismo dell'Università degli Studi di Milano