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Londra indaga sui troppi misteri del caso Moro

di Maria Paulucci

domenica 12 novembre 2006

Londra ricorda Moro. Non Tommaso, ma Aldo. Non l’inglese che si oppose al divorzio di Enrico VIII, ma il presidente della Democrazia cristiana che fu rapito e ucciso nel 1978. La capitale del Regno Unito ha ospitato Remembering Moro, convegno di due giorni organizzato da alcune università britanniche e dalla City University of New York.

C’era Maria Fida Moro, primogenita del politico. “È straordinario - ha detto, dura, ai microfoni del Tg2 - perché in Italia non è possibile, non è permesso: hanno la parola soltanto le persone che hanno goduto della sua morte”.

Il presidente della Dc fu rapito a Roma il 16 marzo 1978. Lo stesso giorno il governo appena nominato, guidato da Giulio Andreotti, avrebbe dovuto presentarsi al Parlamento per ottenere la fiducia. L’auto su cui viaggiava fu intercettata in via Fani da un commando delle Brigate rosse. Il gruppo massacrò i cinque uomini della scorta e sequestrò lo statista. Il 9 maggio, dopo cinquantacinque giorni di prigionia, Moro fu ucciso, il suo cadavere poi trovato in una Renault rossa in Via Caetani, a Roma.

Intelligente mediatore delle correnti del suo partito, Moro sosteneva la necessità di un’apertura a sinistra. Una proposta che avrebbe creato non pochi imbarazzi internazionali, data la guerra fredda e le tensioni allora esistenti tra il blocco atlantico, di cui l’Italia era parte, e quello sovietico.

Nel 2004 Maria Fida Moro ha pubblicato La nebulosa del caso Moro. Attraverso le testimonianze di amici di famiglia e giornalisti, il volume ripercorre i punti oscuri del rapimento e dell’assassinio emersi dalle indagini e dal processo.

Scopo del convegno londinese, da cui nascerà un nuovo libro, è riaccendere l’attenzione sul delitto. E non perdere la memoria dello statista. Perché, come ha detto la Moro al Tg2, “la memoria è importante”.

MARIA PAULUCCI partecipa al primo Master biennale in Giornalismo dell'Università degli Studi di Milano