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Vloggers a convegno. Sono i maghi della personal tv

di Giulio Maria Piantadosi

domenica 19 novembre 2006

 

Il vlog è la nuova maniera di fare blog. Basta poco: un computer, una telecamera e il videoblog è pronto per essere condiviso sulla Rete.

 

Passata come un fulmine la stagione dei pochi debuttanti, i gestori di vlog sono  diventati una comunità vivace e di tanto in tanto si danno appuntamento per conoscersi di persona, scambiarsi idee, risolvere problemi. Questa volta hanno deciso di incontrarsi  a Milano, per VlogEurope2006 .  Così sabato 18 novembre un centinaio di videobloggers da tutta Europa si sono trovati all’Istituto Europeo di Design per discutere di nuovi linguaggi digitali e di media collettivi. 

 

Ma qual è la differenza con un blog tradizionale? Lo spiega Fabrizio Ulisse del più grande portale di videoblogging in Italia, “il Cannocchiale”. “Il vlog non è solo un diario on line, ma anche un progetto che dura nel tempo. Per questo - dice - alcuni vlog sono diventati veri e propri format con un pubblico affezionato. Come RocketBoom, un videoblog che la televisione americana Nbc ha deciso di ritrasmettere”. (Nella foto in alto a destra, Amanda Congdon, di RocketBoom appunto, la prima proprietaria di un programma di notizie online)

 

Oggi ci sono oltre 100 milioni di videobloggers nel mondo. Bruno Pellegrini è il fondatore di The Blog Tv, televisione fatta esclusivamente da videoblog: “La tecnologia ti permette ormai di creare prodotti di qualità a bassissimo costo. Ma prima di premere il tasto ‘rec’ bisogna avere un’idea in testa. È questo che fa la differenza" avverte. "Siamo ancora in una fase pionieristica ma non dobbiamo sottovalutare il cambiamento portato dagli user generated content, i contenuti creati dagli stessi utenti. Current.Tv, l’emittente creata da Al Gore negli Stati Uniti, o Flux.Tv mostrano come la tv via blog sia una realtà in crescita”.

 

Quello di cui discutono i vloggers è come rendere più accattivanti i videoblog, come esportarli su videofonino o distribuirli su You Tube, Google Video, My Space e in Syndication. Ci si confronta sui rispettivi videoblog, si mostrano filmati e soprattutto si pensa in grande.

 

Così come l’open source ha cambiato il mercato del software, adesso il videoblog potrebbe avere l’effetto di uno tsunami sulla televisione commerciale. O almeno è quello che sperano i vloggers.

 

 

 

GIULIO MARIA PIANTADOSI partecipa al primo Master biennale in Giornalismo dell'Università degli Studi di Milano