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L'America dell'anno zero secondo «Lilli la rossa»

di Valentina Porciani

martedì 12 dicembre 2006

MILANO. Un legame a doppio filo con gli Stati Uniti che lega un economista, un imprenditore e una giornalista. E' stato proprio questo ilo filo conduttore del dibattito che si è svolto alla Fondazione Corriere della Sera in occasione dell’uscita del libro di Lilli Gruber, “America anno zero”. L’autrice ha presentato al pubblico il suo ultimo lavoro e ha colto l’opportunità per discutere anche di politica internazionale con due interlocutori d’eccezione: l’economista Mario Monti e il patron di Tod’s, Diego Della Valle.    

          

L’America della “voglia di fare” e dell’entusiasmo. Gli Stati Uniti da amare e da raccontare. Lo “stato comatoso” della democrazia parlamentare americana e gli Usa come mercato economico da non abbandonare. E poi anche un’Europa che rischia di essere tagliata fuori e un’Italia che è sempre più immobile.

 

Sono solo alcune delle molte riflessioni che si sono inseguite durante l’incontro. Ed ecco che emerge una Lilli Gruber instancabile, che arriva in America e subito corre ad intervistare le menti più brillanti e diverse per costruire la sua inchiesta. Ecco la giornalista impegnata a scrivere ciò che vede nelle principali città statunitensi: Detroit, New York, Washington, Las Vegas… accompagnata dal marito che è poi la mente organizzatrice del viaggio.

 

 

Ma non è solo Lilli Gruber ad aver assaporato con passione l’essenza del territorio americano. C’è anche il ragazzino di 17 anni, Mario Monti, che va insieme al padre e alla sorella negli Stati Uniti e poi, subito dopo, in Unione Sovietica. E c’è infine anche un giovane emigrante che si chiama Diego Della Valle e che, proprio negli Usa, troverà 30 anni dopo un mercato sempre interessante per le calzature di sua produzione.

 

 

Alle esperienze personali si mescolano le riflessioni sull’attuale situazione politica: gli Stati Uniti non più come una terra di entusiasmo ma come un paese che ha voglia di cambiare, perché “la gente è stanca di confrontarsi in modo rigido col resto del mondo” e anche perché “Bush è ostile a tutto e a tutti”, come afferma Della Valle. Un paese che, tuttavia, “ha una straordinaria capacità di inventarsi e di adeguarsi ai tempi che cambiano: la sua parola d’ordine è ‘guardare avanti’”, secondo Lilli Gruber. E, infine, una nazione che “sta scoprendo l’Europa dal punto di vista istituzionale”, come ha sostenuto Mario Monti. Eppure, proprio alla Comunità Europea manca quel senso di appartenenza e di coesione che è proprio degli Stati Uniti: “il vecchio continente rischia di essere tagliato fuori”, sostiene sempre Monti. E, provoca Lilli Gruber, “anche l’Italia è un po’ immobile”.

 

L’America dell’anno zero, dunque, ma anche l’Europa e l’Italia dell’anno zero. C’è del manicheismo in tutto questo? Per Mario Monti, sì. Per Lilli Gruber, no. Il dibattito termina. Il confronto resta aperto. Ma, in fondo, “abbiamo solo raccontato l’America che amiamo e vediamo

 

VALENTINA PORCIANI partecipa al primo Master biennale in Giornalismo dell'Università degli Studi d Milano