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Berlusconi: promette "Vinceremo in tutti i comuni"

di Emanuele Rossi

sabato 20 gennaio 2007

«Lo dico alle belle signore in platea: il mio cuore è in perfetta forma. Sono pronto a prendere il loro numero di telefono. E anche ad innamorarmi». È un Silvio Berlusconi spavaldo quello che arringa la folla riunita nella sala “Maestrale” del Cineplex di Genova. Dal capoluogo ligure, feudo della sinistra, il leader di Forza Italia ha deciso di iniziare la sua campagna per le elezioni amministrative di primavera, presentando i candidati a sindaco e presidente della provincia.

 

«Queste elezioni hanno un significato politico», sostiene. «Vin-ce-re-mo – scandisce – a Genova. A Palermo. A Verona. A Monza. È l’ora di far capire a questo governo che dobbiamo tornare alla guida del Paese». E cita un sondaggio «siamo sopra di quindici punti». Ma non dimentica di lanciare messaggi alla sua coalizione «il leader sono io». E annuncia il voto favorevole di Forza Italia per il rifinanziamento della missione militare in Afghanistan.

 

La sala è gremita dalle 15.30. Clima da convention: tra striscioni, hostess e maxischermi sbuca una bandiera americana. Un centinaio di persone non riescono a entrare e rimangono nell’ingresso. Il candidato sindaco, Enrico Musso, arriva in bicicletta, in linea con l’immagine alla “David Cameron” che vuole proporre di sè. Come il leader dei Tories in Inghilterra, Musso, professore universitario di Economia dei trasporti, è giovane (44 anni), sportivo, attento a temi sociali ed ecologici. E alla tecnologia «Sono pronto a mettere una webcam sulla scrivania del sindaco – dice – per garantire la trasparenza». Viene accolto da una selva di taccuini e telecamere. Ma la star non è lui: all’improvviso i giornalisti lo abbandonano mentre sta ancora parlando, corrono verso l’altro ingresso. Falso allarme, si tratta di Scajola. «Ma dov’è Silvio?» Si chiede una signora sulla sessantina «sono venuta da Imperia per vederlo».

 

Berlusconi si presenta alle 16.40. Sbuca dalle quinte del palcoscenico e abbraccia Musso e Renata Oliveri, la candidata alla Provincia. Le candidature sono freschissime, annunciate solo una settimana fa. Boato del pubblico “Silvio! Silvio!”. L’acclamazione esalta il leader forzista, che da oratore consumato sa come galvanizzare la platea. Alterna battute a bordate per il centrosinistra e per i suoi alleati. Definisce Musso e la Oliveri  «I migliori candidati. Enrico è preparatissimo e non viene dalla politica. Hanno cercato di strumentalizzare una sua frase contro di me, ma devo dire che in quell’occasione ha fatto bene a criticarmi. E poi è un collega, perché ho saputo che suona l’organo, come facevo io quando studiavo dai Salesiani».

 

Parla di Genova, Berlusconi «Città da far rinascere con la tecnologia e l’economia». Ma la sostanza dell’intervento è su temi nazionali. L’ex premier attacca Prodi «Col ponte di Messina gli sono bastati cinque minuti per distruggere quanto abbiamo costruito in cinque anni», «solo il 27% degli italiani crede ancora a questo governo. Prodi ossequia Bertinotti perché ha paura, si ricorda di quando lo fece cadere nel 98». E non risparmia critiche indirette a Casini: «Le liberalizzazioni le avremmo fatte noi, ma alcuni alleati ce lo hanno impedito». L’obiettivo è l’ unione del centrodestra, nel Partito della libertà: «Non è facile mettere d’accordo cinque partiti. Con la federazione vigerebbe la regola della democrazia: si vota e chi è in minoranza non può porre veti politici». Trova anche il modo, ironico, di parlare dei suoi problemi di salute: «Sono andato a Cleveland solo per far piacere ai miei figli. Non ne avevo assolutamente bisogno. L’ho fatto perché piangevano tutti intorno a me. La verità è che ho un cuore da atleta, è brachicardico, batte molto lentamente, la notte ho 30 pulsazioni al minuto. Però ho pensato “e se sogno Prodi? Magari il cuore mi si ferma per altri due secondi. Se poi sogno anche Diliberto e Bertinotti sono altri 4. Otto secondi tra un battito e l’altro sarebbero troppi».

 

Poi c’è spazio per i discorsi dei candidati, con Musso che stenta a scaldare il pubblico specialmente quando cita Platone (“nasce una città quando ognuno di noi sente di non bastare più a sé stesso”) e si dichiara disposto ad accogliere i molti immigrati onesti che lavorano «ma non mi aspettavo nessun applauso su questo punto». Applausi che invece arrivano quando se la prende con i candidati della sinistra, Sanguineti su tutti «Con quella battuta sull’odio di classe ha detto davvero qualcosa di sinistro».

 

Ma alla chiusura è di nuovo Berlusconi a dominare la scena, con i vecchi cavalli di battaglia su tasse, separazione delle carriere dei magistrati e comunismo che «resta la più grande impresa criminale nella storia dell’uomo». Però poi confonde (senza che qualcuno lo corregga) Ho chi Minh con Pol Pot. E alla fine si fa fotografare con alcuni dei giovani che erano a Milano a contestare Prodi. E con le “belle signore della platea”, ovviamente.          

Emanuele Rossi partecipa al primo Master biennale in Giornalismo dell'Università degli studi di Milano